15/10/2026
Nuove ondate di proteste anti-immigrazione sono sfociate in violenza in Sudafrica nella prima settimana di ottobre. Le manifestazioni, che vanno avanti da mesi, avevano ripreso vigore il 28 settembre, quando il ministero dell’interno aveva annunciato l’implementazione di una sentenza della Corte Costituzionale di luglio. La sentenza imponeva al governo di rimuovere alcuni ostacoli alla richiesta d’asilo, tra le altre cose permetteva ai migranti di presentare la richiesta anche se entrati illegalmente nel paese o non possedendo tutta la documentazione necessaria.
Questo ha creato lunghe file e affollamenti intorno ai centri per le richieste e il riaccendersi delle proteste, che sono sfociate in violenza dopo l’accusa a un cittadino straniero di aver picchiato un manifestante nella città di Durban. Proprio Durban e Soweto, sobborgo di Johannesburg, sono stati i luoghi più colpiti della violenza, si riportano 24 auto date alle fiamme e numerosi negozi di cittadini stranieri saccheggiati.
L’8 ottobre il ministero degli interni ha ritirato l’implementazione, annunciando di impegnarsi per trovare un metodo “più adeguato e sostenibile” per rispettare l’ordinanza della Corte, e le violenze sembrano essere rientrate.
William Baloyi, portavoce del governo, ha dichiarato che un ruolo importante nello scatenarsi delle violenze è stato giocato dall’enorme mole di fake news che hanno iniziato a circolare sull’ordinanza, tra le quali veniva detto che la sentenza avrebbe garantito asilo a tutti gli immigrati irregolari (invece permetteva solo di presentare una richiesta, che dopo successivi controlli sarebbe stata accolta o rifiutata)
Parte della disinformazione è stata portata avanti dal movimento March and March che, insieme al movimento Operazione Dudula, è il responsabile delle manifestazioni che vanno avanti da marzo scorso. Questi gruppi dichiarano di non essere xenofobi, ma solo contrari all’immigrazione illegale. Di fatto, però, accusano i migranti e i cittadini stranieri di essere la causa dei principali problemi del Sudafrica, quali disuguaglianza, criminalità e disoccupazione. Le violenze e le accuse sono rivolte soprattutto verso immigrati che provengo da altri stati africani, spesso confinanti, per questo alcuni esperti parlano di “afrofobia”. Da marzo i cortei sono spesso sfociati in violenze e sono stati imposti due ultimatum entro cui i migranti irregolari avrebbero dovuto lasciare il paese (il 30 giugno e il 30 settembre), creando un clima di paura che ha spinto oltre 160 mila stranieri a rientrare “volontariamente” nel loro paese, tra queste ci sono anche molti cittadini sudafricani che vivevano lì da anni.
March and March sostiene di essere apolitico e che le manifestazione non hanno nessuno scopo politico. Il movimento, però, è sostenuto dal terzo partito del paese, uMkhonto weSizwe (di sinistra economicamente, ma con idee nazionaliste sull’immigrazione) e da alcuni piccoli partiti di estrema destra. Il 4 novembre ci saranno delle elezioni amministrative nelle più grandi città del paese ed è molto probabile che queste forze politiche useranno la loro vicinanza ai movimenti xenofobi per guadagnare voti.
Ricerche e Redazione
Irene V. e Anna R.