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SIRIA

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DATI:

  • Superficie: 185 180 km²
  • Popolazione: 22 933 531
  • Età mediana: 23,8 anni
  • Aspettativa di vita: 72,1 anni (74,4 donne-69,8 uomini)
  • Mortalità infantile: ogni 1000 ab. 15,1 decessi-20,6 sotto i 5 anni
  • Vittime: 2011-2024 617 910 tra cui oltre 300 000 civili

PARTI COINVOLTE:

  • Gruppi e stati alleati del regime di Assad: Hezbollah, Iran, Russia
  • Fazioni ribelli: Esercito Siriano Libero, Al-Nusra, ISIS
  • Forze curde: PKK, SDF

CONTESTO STORICO:

  • 1520-1920: Possedimento Impero Ottomano
  • 1920-1946: Mandato Francese
  • 1946: Repubblica Siriana
  • 1970: Al potere il generale Hafiz al-Assad
  • 2000: Eredita il potere Bashar al-Assad
  • 2011: Inizio Guerra Civile
  • 2024: Assad deposto

LA SITUAZIONE OGGI:

Tutto ebbe inizio nel marzo 2011 con le proteste di Deraa, nate sotto la spinta delle Primavere Arabe. La risposta del regime di Bashar al-Assad fu una repressione sistematica che trasformò rapidamente la rivolta in un conflitto armato tra l’Esercito Siriano Libero (FSA) e le forze governative. Tra il 2014 e il 2017, la comparsa dello Stato Islamico (ISIS) complicò ulteriormente il quadro, portando a un intervento internazionale a guida USA. Tuttavia, fu l’intervento della Russia nel 2015 a blindare il potere di Assad: per anni, il regime è sopravvissuto grazie ai bombardamenti di Mosca e al supporto delle milizie iraniane, riuscendo a riconquistare città chiave come Aleppo.

Per questo motivo, quando il governo venne privato del sostegno russo (assorbito dal conflitto in Ucraina), l’apparato difensivo di Assad si rivelò un guscio vuoto. Il 28 novembre 2024, le forze dell’opposizione guidate da Ahmed al-Sharaa (noto in precedenza come Abu Mohammed al-Golani, leader di HTS) lanciarono un’offensiva fulminea. In meno di due settimane, la resistenza governativa evaporò: Aleppo, Hama e Homs caddero quasi senza combattere. L’8 dicembre 2024, i ribelli entrarono a Damasco accolti dalla popolazione; Bashar al-Assad rassegnò le dimissioni e fuggì a Mosca, ponendo fine a 54 anni di dominio familiare.

Oggi, la Siria sta cercando di normalizzare la propria posizione internazionale sotto il governo di transizione guidato dallo stesso al-Sharaa, che ha intrapreso un percorso di trasformazione politica per distanziarsi dalle radici jihadiste dei suoi gruppi originari. Tale processo ha portato, nel febbraio 2026, alla riammissione della Siria nella coalizione globale contro l’ISIS e a un progressivo allentamento delle sanzioni occidentali. Uno dei pilastri fondamentali di questa nuova stabilità è lo storico accordo in 14 punti siglato il 18 gennaio 2026 tra il governo di Damasco e le Forze Democratiche Siriane (SDF) a guida curda. Il patto, che prevede il riconoscimento della lingua curda e l’integrazione delle milizie nella Guardia Nazionale unificata, ha scongiurato il rischio di una nuova guerra etnica nel nord-est, consentendo la riapertura di corridoi energetici vitali per la nazione.

Sul fronte umanitario, il 90% della popolazione vive ancora sotto la soglia di povertà e il rientro di milioni di profughi sta mettendo a dura prova i servizi essenziali. Le organizzazioni internazionali, pur prendendo atto della chiusura dei centri di detenzione di epoca ba’thista, denunciano una forte concentrazione del potere esecutivo e persistenti restrizioni alla libertà di stampa. La Siria del 2026 è, dunque, un Paese che ha riconquistato la sovranità e una pace formale, ma che deve ancora dimostrare di saper trasformare questa stabilità in una democrazia reale e inclusiva.

FONTI:

 

Ricerche e redazione:

Carlo Sant’Angelo

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